Gli itinerari meno noti

Itinerario storico Colombiano: da Terrarossa di Moconesi (ora Terrarossa Colombo) a Nervi e Quinto, passando per Tribogna, Colle Caprile, Calcinara, Cornua, Valico del M. Becco, Valico del M. Cordona. Ricalca il percorso che fecero gli avi di Cristoforo Colombo quando lasciarono la Fontanabuona per trasferirsi a Quinto. È lungo 19 chilometri.

Itinerario dei Feudi Fliscani: da Gattorna a Torriglia, con una diramazione per Roccatagliata. È stato così denominato con riferimento ai Fieschi, conti di Lavagna, che lo percorrevano per raggiungere i loro feudi. Prima del valico sulle pendici del Lavagnola, si incontra il disabitato paesino di Siestri, ricordato da Dante nel XIX canto del Purgatorio: “Intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana della…”. È lungo 16 chilometri.

Itinerario dei 7 passi: da Carasco a Lorsica passando sul crinale tra la Fontanabuona e la Val Cichero e sul versante ovest del monte Ramaceto. Interseca sette valichi e si svolge in un ambiente ricco di suggestioni, sia per vasti panorami sia per le particolarità geologiche, morfologiche e botaniche. La quota massima raggiunta è il Passo della Ventarola, a 1081 metri. A Lorsica si passa accanto al laboratorio dove si tessono i damaschi, che è possibile visitare. Il percorso è di 17 chilometri.

Il Santuario di Caravaggio. Da Uscio, ma anche da una frazione di Rapallo, chiamata Santa Maria del campo, attraverso una mulattiera, può essere raggiunto il Monte Orsena (615 metri), dove si trova una piccola chiesa, il Santuario di Caravaggio. Ristrutturato alcuni anni fa, conserva le tracce di una prima cappella (XVII secolo), mentre la chiesa vera e propria è datata 1727.

Sant’Ambrogio, San Pantaleo e Zoagli

Superando Rapallo e Zoagli in direzione di Chiavari, si arriva all’inizio del Monte Segnale dove, deviando a destra, in mezzo alla macchia mediterranea, si trova il Santuario della “Madonna delle Grazie” (XIV secolo).

Le pareti furono affrescate da Teramo Piaggio e rappresentano a destra la “Storia della Madonna”; a sinistra, sulla grande lunetta del presbiterio, si trova “L’Ultima Cena”,e sulle pareti , sempre di sinistra, la “Passione di Cristo”. Inoltre, sulle pareti del lato opposto, si trova il Giudizio Universle di Luca Cambiaso.

Procedendo per l’Aurelia, prima di entrare a Chiavari, sulla destra si trova il Santuario di N.S. dell’Olivo. La tradizione narra che un contadino nel 936 trovò, su un albero di olivo, un quadretto in oro di stile bizantino, raffigurante l’effige della Madonna con il Bambino tra le braccia. Il Santuario è ricco di tele e affreschi preziosi e tavole votive.

Da Lavagna a Borzone

Dopo pochi chilometri si giunge nella cittadina di San Salvatore dei Fieschi e, attraverso una stretta viuzza, si accede alla piazza, dalla pavimentazione intatta, esempio tipico di acciottolato ligure, sulla quale si erge la Basilica di San Salvatore dei Fieschi. E’ un monumento di grande valore artistico, costruito nel 1257 dai maestri “Comacini”.

La facciata, in pietra di lavagna, a liste nere e bianche nella parte superiore del portale, tipica di gran parte delle chiese genovesi, presenta un grande rosone traforato di marmo bianco a colonnine concentriche.

Nella lunetta un affresco del XII secolo attribuito a Giovanni Barbagelata da Rapallo, rappresenta in alto la Crocifissione e riporta in basso la dedica della fondazione della Chiesa per volontà di Papa Innocenzo IV, della famiglia dei Fieschi.

Riprendendo il viaggio e imboccata la strada per Santo Stefano d’Aveto, dopo una decina di chilometri, (a Borzonasca) si devia sulla destra verso Sopralacroce e Borzone. L’Abbazia di Borzone segnalata sul sagrato da un cipresso secolare, fu fondata nel 1184 dal benedettino Ugone della Volta; rappresenta il collegamento tra il litorale e le valli d’Aveto e di Vara. L’intero complesso fu ricostruito nel 1244 e l’Abbazia dedicata a Sant’Andrea. La chiesa e la caratteristica torre quadrata, sicuramente la parte più interessante del complesso edificato, sono ben conservate. Anche la facciata è bella, con archetti in cotto. All’interno è conservato il “Polittico” di Sant’Andrea tra i Santi (1484) e un tabernacolo in ardesia, decorato nel 1513.

Ruta – Portofino Vetta – S. Fruttuoso

Percorrendo da Genova l’Aurelia, in direzione di levante, si arriva a Ruta. Deviando sulla sinistra in direzione di S. Martino di Noceto, percorse poche decine di metri, ci si imbatte nella Chiesa Millenaria. Fu edificata tra l’XI e il XII secolo sul tracciato dell’antica via Aurelia che da Bana si inerpica sulla collina per poi scendere in direzione di Genova. Splendido e ben conservato esempio di arte romanica fu, fino al 1627, la Pieve. Protetta da mura perimetrali lascia intuire che servì anche come rifugio per i pellegrini che transitavano in direzione di Roma o provenienti di lì.

Arrivando con un battello nella baia di S. Fruttuoso, appare in tutto il suo splendore l’omonima Abbazia (XII secolo).

Essa comprende il complesso monastico, la sala capitolare, la chiesa e le tombe della famiglia Doria (XII secolo).

L’Abbazia è stata restaurata dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) nel 1985, dopo la donazione all’ente da parte della famiglia Doria Pamphili.

Noleggiando in loco un caratteristico gozzo è possibile ammirare, nelle acque antistanti le case del Mulino, la statua del “Cristo degli abissi”, immersa nella baia il 29 agosto 1954.

Da Ruta a S. Rocco di Camogli e Punta Chiappa

Scendendo a piedi verso Punta Chiappa, inserita nella vegetazione spontanea del Monte, incontriamo la chiesa più antica dei dintorni: S. Nicolò di Capodimonte, risalente al XII secolo. Esempio di romanico a croce latina conserva intatta l’antica struttura con due torri a lato.

Proseguendo ancora arriviamo alle falde del Monte di Portofino, dove sorge il borgo marinaro di Punta Chiappa, con lo scalo di Porto Pidocchio. Questo borgo era particolarmente animato quando era in funzione la tonnara. Un mulino ad acqua, (l’attuale trattoria), macinava la corteccia di pino, utilizzata per tingere le reti, e il sale, indispensabile per conservare le acciughe.

Paraggi e Portofino

Passando attraverso la suggestiva Baia di Paraggi e la strada costiera, si giunge a Portofino, e subito appare la chiesa parrocchiale di San Martino; consacrata nel 1548, conserva marmi barocchi, sculture del Maragliano e dipinti notevoli, come le tele seicentesche dell’ “Annunciazione” e del “San Martino in mezzo ai poveri”.

Salendo lo stretto viottolo che porta al faro, si giunge al Castello Brown. Costruito, come del resto tutte le fortezze del litorale ligure, a scopo di difesa e soprattutto per prevenire attacchi saraceni (XI secolo) fu, durante la Repubblica genovese, l’opera di difesa più importante del Capitaneato di Rapallo. Venne ristrutturato nel 1554 in base alle indicazioni dell’ingegnere militare Gian Maria Olgiato e ampliato ancora nel 1664. Dopo alcuni passaggi di proprietà fu ceduto dalla famiglia Baber, ultima proprietaria, nel 1961, al Comune di Portofino ed è oggi visitabile.

Trekking meno noti sul mare:

Trekking Monte San Giacomo Sentiero delle Camalle (S. Salvatore di Cogorno)

Trekking Lavagna/Santa Giulia/Cavi Borgo

Trekking “dei cinque campanili” a Zoagli

Trekking  a Sestri levante (Mandrella-Punta Manara e ritorno e Mandrella-Punta Manara-Riva Trigoso)

Trekking di Leivi

Val Fontanabuona trekking sul Ramaceto

Trekking Tigullio e  Promontorio di Portofino

Trekking Val D’Aveto  60 KM  e faggeta del Monte Zatta

Trekking 5 Terre